Scrissi anni fa cosa è per me la scrittura. Un testo brevissimo che in questa ho voluto riprendere ampliando il tutto in un viaggio metaforico
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Non ti girare, signora nessuno.
Alle tue spalle crollano i bianchi palazzi,
polveri di cemento son dune di sabbia -
Deserti
L'immensità mi sta davanti
a due passi soltanto
e già le caviglie d'azzurro si circondano
Avanzo e alla vita mi cinge, spingendomi al largo -
Distanze
Espulsa come alla nascita,
quando tentacoli di medusa mi afferrano.
Guanti di velluto mi costringono
e mi tirano in basso
Caldi urticanti
poco a poco mi sfogliano
sino ad arrivare nel cuore degli inferi
In punta busso, una porta si apre
di denso color cobalto -
Abissi
Groviglio dove mi porti?
Da questo punto strade si diramano,
rosse come venature di corallo
Sino alle porte di un Dio dalla veste di zucchero
- dura granella di lettere che non si sciolgono
E misteriose conchiglie e razze,
fossili alieni su fondali molli come di sabbie mobili che bloccano ma non m'inghiottono -
Strappo
E già fluttuo,
carta nell'orbita dell'occhio
di un Dio dell'aria.
Ripescata dalla sua lingua,
un amo celeste -
mi tira verso l'alto
Alla luce mi traduce, finalmente.